Il caso del "Cattaneo" :da Real schule a Istituto Tecnico
La storia della scuola, studiata in modo esemplare da Annamaria Galbani relativamente agli anni 1841-1861, 6 basta da sola a motivare questa eccezionale ricchezza. Fondata dal governo austriaco nel 1841 sul modello delle "real schulen" prussiane che dalla fine del Settecento si erano diffuse in tutto l’Impero asburgico per fronteggiare la rapida modernizzazione, giá dal 1838 era stata inserita nel piano di riforma generale degli studi che contemplava un riassetto dell’insegnamento pubblico in senso scientifico-tecnico mediante l’istituzione di una facoltá di matematica a Pavia e, appunto, l’attivazione di un corso di studi tecnici a Milano. Il prestigio dell’ istituzione, in cui, per la prima volta in Italia, figurava la chimica, é immediato: al concorso per la direzione della scuola del 1843 parteciparono, oltre al vincitore, il naturalista Pietro Baraldi, lo statista ed economista Carlo Cattaneo ( allora redattore del "Politecnico" e nel 1848 estensore di un piano mai attuato di riforma della scuola),7 il chimico Antonio de Kramer, animatore della Societá d’incoraggiamento d’arti e mestieri e l’ astronomo di Brera Paolo Frisiani. Il reclutamento del corpo insegnante, avvenuto con concorso pubblicizzato sulle gazzette di Vienna, Venezia e Milano, vide tra i primi, prestigiosi professori, il filologo e dialettologo Luigi Rossari, il matematico Pietro Staurenghi, giá ripetitore al Collegio Ghislieri di Pavia, il chimico e trattatista Raffaele Tosoni, l’economista mazziniano Francesco Viganó (che con un altro insegnante insigne della scuola, Luigi Luzzatti, fondó la Banca popolare di Milano) e il medico-fisiologo Giovanni Polli. Di durata triennale, la scuola era articolata in un indirizzo commerciale e in un indirizzo industriale, con specializzazioni in chimica e meccanica. A pagamento venivano tenuti corsi di francese e di tedesco, quest’ultimo avversato per ragioni patriottiche dagli studenti.
Con la riforma del 1851 la Scuola Reale superiore (che si proponeva come alternativa "moderna" agli studi umanistici liceali e venne immediatamente equiparata ai Ginnasi), fu riorganizzata sperimentalmente in un triennio inferiore e in uno superiore e definita "scuola modello", con sovraintendenza su tutte le scuole reali lombarde aperte nel corso degli anni ’50 a Lodi, Como, Varese. Chi avesse seguito l’ intero iter di studi (che prevedeva nel primo triennio lo studio della religione, dell’italiano, delle lingue straniere, di geografia, storia, matematica, scienze naturali, fisica, disegno e calligrafia e nel triennio superiore lingua e letteratura italiana, geografia e storia, matematica pura e applicata, pratiche cambiarie e daziarie, scienze naturali, fisica , teorie delle macchine, chimica generale e applicata e disegno), avrebbe avuto la possibilitá di proseguire gli studi presso il Politecnico, che, sul modello viennese, si pensava di prossima istituzione anche a Milano. Nelle intenzioni del suo primo direttore, Pietro Baraldi, infatti, la scuola non doveva essere un’istituzione professionale "d’arti e mestieri", ma "scientifica", per promuovere, su modello europeo, l’amore della scienza come mezzo di perfezionamento "delle arti e dell’industria" nazionali. La formazione del tecnico doveva essere dunque teorica (perchè la fisica, la chimica e la matematica si imparano "non lavorando ma studiando") e al tempo stesso sperimentale (con la frequentazione "non[di] opifici, ma [di] laboratori e gabinetti"). Per acquisire le piú recenti tecnologie, poi, doveva essere anche aperta alle lingue e alle culture straniere, per cui furono istituiti corsi facoltativi .
Nel 1860, successivamente all’entrata in vigore della legge Casati sulla pubblica istruzione, la scuola prese il nome di Regio Istituto Tecnico e il corso di studi fu riformato in un corso triennale Fisico-Matematico (che consentiva l’accesso alle Facoltá di Matematica, di Scienze Fisiche e Naturali e alle Scuole di applicazioni per Ingegneri) e in tre corsi biennali (l’ultimo dei quali mai attivato) di Commercio, Agronomia e Chimica.9 Dirigenti e corpo insegnante erano all’altezza di questo nuovo progetto sperimentale ( al quale fu concesso nel 1861 un regime di speciale autonomia, in deroga alla legge Casati). Almeno fino all’entrata in vigore della legge Gentile del 1923 che istitú i corsi Geometri e Commerciale e scorporó la sezione Fisico-matematica (diventata Liceo Scientifico), dirigenti e insegnanti vennero reclutati tra i docenti dell’Universitá di Pavia, del Politecnico e dell’Universitá Bocconi. E’ il caso di scienziati come Francesco Villa, professore di contabilitá di stato all’universitá di Pavia, Saul Piazza, professore di matematica finanziaria alla Bocconi , Giulio Ascoli, professore di analisi e calcolo differenziuale al Politecnico, Oreste Muranio o Emilio Repossi, ordinari di Fisica e Minerealogia e materiali da costruzione del Politecnico, ma soprattutto dell’economista e giurista cavouriano Luigi Luttazzi, cinque volte ministro del Tesoro e una Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, autore delle prime leggi giolittiane sulla tutela del lavoro. Numerosi anche i letterati, i giuristi, gli storici e i pubblicisti come, tra i molti, Alfredo Panzini, Francesco Triaca, Corrado Barbagallo o Augusto Lizier che ,accanto all’attivitá di insegnamento, per la quale produssero numerosi studi e manuali, animarono riviste, istituzioni letterarie e culturali, banche, societá filantropiche e cooperative.
Questa tradizione di eccellenza, colta e illuminata, venne illustrata all’Esposizione mondiale di Parigi del 1900 da una monografia e da un catalogo librario che valsero alla scuola la medaglia d’oro.11 Assai piú degli anni della prima guerra mondiale e del fascismo (che, nonostante la ricchezza di documentazione, attendono ancora studi specifici), proprio gli uomini e i programmi ottocenteschi sembrano dare l’impronta piú qualificante alle dotazioni tecnico-librarie, aperte alla piú alta divulgazione europea e ad ambiti scientifici e tecnologici sperimentali. Incrementatosi in seguito a lasciti e donazioni, il patrimonio della scuola fu sottoposto a un buon numero di traslochi (dalla prima sede in via Santa Marta fino all’attuale di piazza Vetra, disegnata dall’ingegner Vincenezo Sarti e inaugurata nel 1934) e a una incuria crescente, aggravata nel 1966 dalla divisione tra gli Istituti Geometri e Ragionieri. Negli ultimi anni il patrimonio residuo, sfuggito a furti e distruzioni e consistente in libri, documenti manoscritti, strumenti e materiale museale di prim’ordine, é fortunatamente rientrato negli interessi della Presidenza e, grazie all’apporto disinteressato e meritorio di qualche insegnante, ha ricevuto una prima, provvidenziale, sistemazione e una schedatura empirica nei Laboratori, ai quali sono stati fatti confluire dalla biblioteca centrale circa 8.000 volumi "di area", tra antichi e moderni. Insigni, ad esempio, le collezioni di strumenti, modelli, semi, erbari del laboratorio di Agraria (tutti conservati nelle teche originali), di Tecnologia delle Costruzioni e di Topografia, che raccolgono strumenti e materiale ottocentesco. Anche la raccolta degli impagliati, giá di pertinenza del laboratorio di Scienze naturali, é stata restaurata ed esposta in un’apposita sala, che sará presto aperta al pubblico. Nell’anno in corso, infine, ci si é occupati anche del rilancio della biblioteca di consultazione12 e del recupero, per ora induttivo -sulla base dei cataloghi via via reperiti e dei registri d’ingresso-, del nucleo "storico", solo in parte accessibile, sul quale sono circolate sempre molte leggende, ma del quale non si conosceva finora nè la consistenza approssimativa nè la natura. Si dá qui conto di quanto é stato fatto fionora e di quanto resta da fare per cercare di non disperdere questo patrimonio legato alle alle sue origini di scuola Politecnica , vincolandolo alla cittá e alla sede di Piazza Vetra.
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